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Primo Levi


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no…


Primo Michele Levi è nato a Torino il 31 luglio 1919 ed è morto 11 aprile 1987.[1]

Partigiano antifascista, il 13 dicembre 1943 venne arrestato dai fascisti in Valle d'Aosta, venendo prima mandato in un campo di raccolta a Fossoli e, nel febbraio dell'anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò con impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite.

La sua opera più famosa, oltre che quella d'esordio, di genere memorialistico, Se questo è un uomo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista ed è considerato un classico della letteratura mondiale. Laureato in chimica, in alcune delle sue opere appaiono riferimenti diretti e indiretti a questa branca della scienza.

Indice

Biografia

 
Famiglia Levi, gennaio 1927

Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati (1895 – 1991) e Cesare Levi (1878 – 1942), appartenenti a famiglie di origini ebraiche. I suoi antenati erano ebrei piemontesi provenienti dalla Spagna e dalla Provenza Il padre Cesare, laureato in ingegneria elettrotecnica e dipendente della società Ganz, era spesso lontano dalla famiglia per ragioni di lavoro, principalmente all'estero (in particolare in Ungheria). Nondimeno esercitò sul figlio una profonda influenza, trasmettendogli gli interessi per la scienza e la letteratura che diverranno tratti salienti della personalità di Primo Levi nonché elementi della sua futura produzione letteraria.

 
Assieme alla sorella Anna Maria nel 1928 a Torre Pellice

Nel 1930 si iscrisse al Ginnasio D'Azeglio di Torino e successivamente, tra il 1934 e il 1935, frequentò il liceo, noto per aver annoverato negli anni precedenti tra i propri insegnanti diverse figure distintesi per la loro opposizione al regime fascista, tra i quali Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Zino Zini e Massimo Mila. Levi era uno studente con un buon rendimento. Strinse amicizia con alcuni compagni di corso (tra questi in particolare Mario Piacenza) accomunati dall'interesse per la chimica; con altri compagni invece fondò una sorta di gruppo sportivo-fan club intitolato al corridore Luigi Beccali. Negli anni del Ginnasio fu compagno di Fernanda Pivano; nel Liceo frequentò il Corso B, solo maschile, a differenza di Fernanda Pivano che, nel corso A, ebbe come supplente di Italiano in I Liceo Cesare Pavese; Levi fu allievo di Azelia Arici con cui rimase in contatto nel corso della sua vita e a cui dedicò un necrologio pubblicato su “La Stampa” . Nel 1936-1937 fu uno dei redattori del numero unico del D'Azeglio sotto spirito, rivista della scuola, su cui pubblicò la sua prima poesia Voi non sapete studiare, in cui racconta le sue disavventure nel tentativo di raccogliere un erbario su indicazione della professoressa di scienze.

In quel periodo maturerà in Levi l'intenzione di intraprendere una carriera nella chimica, annunciando la propria decisione in tal senso al padre nel giorno del suo sedicesimo compleanno, il 31 luglio del 1935.

Studi universitari e prime esperienze lavorative

Nel 1937, dopo essere stato rimandato in italiano a giugno, si diplomò al Liceo classico Massimo d'Azeglio superando l'esame di maturità a settembre e si iscrisse al corso di laurea in chimica presso l'Università di Torino. Nel novembre del 1938 entrarono in vigore in Italia le leggi razziali dopo quelle in Germania, dove già l'antisemitismo si era manifestato attraverso atti di violenza e sopraffazione. Tali leggi avevano introdotto gravi discriminazioni ai danni dei cittadini italiani che il regime fascista considerava "di razza ebraica". Le leggi razziali ebbero un determinante influsso indiretto sul suo percorso universitario e intellettuale.

Le leggi razziali precludevano l'accesso allo studio universitario agli ebrei, ma concedevano di terminare gli studi a quelli che li avessero già intrapresi. Levi era in regola con gli esami, ma, a causa delle leggi razziali, aveva difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi, finché nel 1941 si laureò con lode, con una tesi compilativa in chimica (L'inversione di Walden, relatore il professore Giacomo Ponzio). In realtà Levi discusse una tesi e due sottotesi una delle quali, in fisica sperimentale, avrebbe dovuto essere la tesi principale se agli ebrei non fosse stato impedito di svolgere ricerca in laboratorio. Il diploma di laurea riporta la precisazione «di razza ebraica». In quel periodo suo padre si ammalò di tumore. Le conseguenti difficoltà economiche e le leggi razziali resero affannosa la ricerca di un impiego. Venne assunto in maniera semi-illegale da un'impresa, con il compito di trovare un metodo economicamente conveniente per estrarre le tracce di nichel contenute nel materiale di scarto di una cava d'amianto (l'Amiantifera di Balangero, anche se Levi, nel suo racconto Nichel, non la nomina mai). A questo periodo si fanno con probabilità risalire i primi esperimenti letterari come la poesia Crescenzago o il progetto di un racconto di montagna. Nel 1942 si trasferì a Milano, avendo trovato un impiego migliore presso una fabbrica svizzera di medicinali. Qui Levi, assieme ad alcuni amici, venne in contatto con ambienti antifascisti militanti ed entrò nel Partito d'Azione clandestino.

La Resistenza e il campo di sterminio di Auschwitz

 
L'ingresso al campo di concentramento di Auschwitz in inverno.

Dopo l'8 settembre 1943 si rifugiò in montagna, unendosi a un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta. Il periodo di militanza fra i partigiani del Col de Joux è stato quello che Levi stesso ha giudicato un'esperienza di giovani ben intenzionati, ma sprovveduti, privi di armi e di solidi contatti come Levi afferma in una lettera a Paolo Momigliano Levi. La sua esperienza partigiana è stata oggetto di due saggi usciti a pochi mesi di distanza nel 2013 e di una dura polemica giornalistica[2]. Poco dopo, il 13 dicembre 1943, venne arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay, sul versante verso Saint-Vincent del Col de Joux (tra Saint-Vincent e Brusson). Interrogato, preferì dichiararsi ebreo piuttosto che partigiano e per questo fu trasferito nel campo di Fossoli, presso Carpi, in provincia di Modena.

Il 22 febbraio 1944, Levi e altri 650 ebrei, donne e uomini, vennero stipati su un treno merci (oltre 50 persone in ogni vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato (con il numero 174.517) e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. Fu uno dei venti sopravvissuti dei 650 ebrei italiani arrivati con lui al campo.

 
L'avventuroso viaggio di ritorno, descritto nel romanzo La tregua, da Auschwitz a Torino

Levi attribuì la propria sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. Innanzitutto, leggendo pubblicazioni scientifiche durante i suoi studi, aveva appreso un tedesco elementare. Di rilevante importanza fu parimenti l'incontro con Lorenzo Perrone, un civile occupato come muratore, il quale, esponendosi a un grande rischio personale, gli fece avere regolarmente del cibo. In un secondo momento, verso la fine del 1944, venne esaminato da una commissione di selezione, incaricata di reclutare chimici per la Buna, una fabbrica per la produzione di gomma sintetica di proprietà del colosso chimico tedesco IG Farben.

 
Durante una visita al memoriale del campo di Buchenwald

Insieme ad altri due prigionieri (entrambi poi deceduti durante la marcia di evacuazione) ottenne, superato l'esame, un posto presso il laboratorio della Buna, dove svolse mansioni meno faticose ed ebbe la possibilità di contrabbandare materiale con il quale effettuare transazioni per ottenere cibo. Nel far ciò si avvalse della collaborazione di un altro prigioniero al quale fu molto legato, Alberto Dalla Volta, anch'egli italiano. Infine, nel gennaio del 1945, immediatamente prima della liberazione del campo da parte dell'Armata Rossa, si ammalò di scarlattina e venne ricoverato nel Ka-be (dal tedesco Krankenbau, in italiano "infermeria del campo"), scampando così fortunosamente alla marcia di evacuazione da Auschwitz, nella quale sarebbe morto Alberto.

Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel libro di memorie La tregua, sarà lungo e travagliato. Si protrarrà fino a ottobre, attraverso Polonia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Ungheria, Germania e Austria.

Chimico e scrittore

L'esperienza nel campo di concentramento lo segnò profondamente. Giunto a Torino, si riprese dal punto di vista fisico e riallacciò i contatti con i familiari e gli amici superstiti della Shoah. L'incubo vissuto nel lager lo spinse subito a scrivere un testo che fosse testimonianza della sua esperienza ad Auschwitz e che verrà intitolato Se questo è un uomo. Cinque capitoli dell'opera erano già stati pubblicati ne "L'amico del popolo" ed in seguito rivisti. Nel 1945 fu poi aggiunta la poesia "Buna Lager", sempre pubblicata sul giornale. In seguito conobbe Lucia Morpurgo (1920-2009), che diventò sua moglie. Questo incontro, insieme al lavoro di chimico presso la Duco di Avigliana, gli permise di superare il momento più doloroso del ritorno e di dedicarsi alla stesura di Se questo è un uomo. Ne Il Sistema periodico Primo Levi definisce il suo scrivere: Un’opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s'industria di rispondere ai perché. Nel 1947 terminò il manoscritto, ma molti editori, tra cui Einaudi, lo rifiutarono. Venne pubblicato da un piccolo editore, De Silva, a cura di Franco Antonicelli. Nonostante la buona accoglienza della critica, inclusa una recensione favorevole di Italo Calvino su l'Unità, incontrò uno scarso successo di vendita. Delle 2  500 copie stampate, se ne vendettero solo 1  500, soprattutto a Torino.

 
Seduto alla scrivania mentre legge, 1960

L'opera di Primo Levi fu uno dei primissimi memoriali di deportati ebrei nei campi di sterminio nazisti. Sette furono i deportati ebrei autori di racconti autobiografici pubblicati in Italia nei primi anni del dopoguerra: Lazzaro Levi alla fine del 1945, Giuliana Fiorentino Tedeschi, Alba Valech Capozzi, Frida Misul e Luciana Nissim Momigliano nel 1946, e infine nel 1947 Primo Levi e Liana Millu. A essi vanno aggiunti Luigi Ferri, la cui deposizione (in tedesco) è resa nell'aprile 1945 di fronte a uno dei primi tribunali chiamati a giudicare sui crimini nazisti; Sofia Schafranov, la cui testimonianza è raccolta nel 1945 in un libro-intervista di Alberto Cavaliere, e Bruno Piazza, il cui memoriale, scritto negli stessi anni, sarà però pubblicato solo nel 1956[3]. Prima di Se questo è un uomo, Levi aveva scritto con il dottor Leonardo De Benedetti, su richiesta delle autorità russe Rapporto su Auschwitz, il primo saggio che descriveva le condizioni sanitarie nei campi di concentramento. Levi abbandonò quindi il mondo della letteratura e si dedicò alla professione di chimico. Dopo una breve esperienza come lavoratore autonomo con un amico, trovò impiego presso la Siva, una ditta di produzione di vernici di Settimo Torinese, di cui, in seguito, assumerà la direzione fino al pensionamento.

Nel 1959, una mostra sulla deportazione a Torino incontrò uno straordinario riscontro di pubblico. Primo Levi si rese conto del grande interesse per la Shoah, soprattutto tra i giovani. Partecipò a numerosi incontri pubblici (soprattutto nelle scuole). Aveva intanto riproposto nel 1955 Se questo è un uomo a Einaudi, che decise di pubblicarlo nel giugno del 1958. Questa nuova edizione, con modifiche e aggiunte, in particolare la parte introduttiva dove Levi racconta il suo arresto, incontrò un successo immediato. Dal 1959 collaborò alle traduzioni delle sue opere in inglese e in tedesco. Quest'ultima traduzione era particolarmente significativa per Levi. Uno degli obiettivi che si era proposto scrivendo il suo romanzo era far comprendere al popolo tedesco che cosa era stato fatto in suo nome e di fargliene accettare una responsabilità almeno parziale. Incoraggiato dal successo internazionale, nel 1962, quattordici anni dopo la stesura di Se questo è un uomo, incominciò a lavorare a una nuova opera sul viaggio di ritorno da Auschwitz. Quest'opera venne intitolata La tregua e vinse la prima edizione del Premio Campiello (1963)[4]. Nella sua produzione letteraria successiva, prendendo spunto dalle proprie esperienze come chimico, l'osservazione della natura e l'impatto della scienza e della tecnica sulla quotidianità diventarono lo spunto per originali situazioni narrative.


La morte

Venne trovato morto l’11 aprile 1987 alla base della tromba delle scale della propria casa di Torino in corso Re Umberto 75, a seguito di una caduta: rimane il dubbio se la caduta sia dovuta a cause accidentali o se sia stato un suicidio. Il suicidio di Levi rimane comunque un'ipotesi contestata da molti, poiché lo scrittore non aveva dimostrato in alcun modo l'intenzione di uccidersi e anzi aveva dei piani in corso per l'immediato futuro. Le spoglie dello scrittore riposano presso il campo israelitico del cimitero monumentale di Torino.

Religiosità

Primo Levi non era religioso: « [...] io, il non credente, e ancor meno credente dopo la stagione di Auschwitz [...] » e radicalizzò il suo ateismo dopo la terribile esperienza del lager: «C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.», dichiarò in un'intervista.[5] Pur non essendo religioso, fu interessato alla cultura e alla tradizione ebraica.

Stile letterario

Lo stile letterario di Primo Levi, in Se questo è un uomo si sviluppa in una narrazione asciutta, sintetica ed esauriente quanto basta per comprendere i sentimenti e lo sfondo sociale dell'ambientazione dell'opera: stile che ben si adatta al vasto pubblico a cui Levi intende rivolgersi, in special modo nella trattazione di un argomento di estrema importanza, come quello della prigionia in un lager. Tuttavia l’opera è nutrita di una profonda conoscenza dei classici, appresa sia in Liceo sia grazie a moltissime letture personali.

Esistono differenze significative tra le varie opere, soprattutto rispetto a Se questo è un uomo. L'opera prima fu infatti composta sotto lo stimolo di testimoniare quanto vissuto, il cui ricordo era ancora molto recente all'epoca dei fatti; per le opere successive, a partire da La tregua, Levi compone i propri libri in modo molto più sistematico, dandosi precise scadenze e scrivendo praticamente in orari prestabiliti.

Opera omnia

    • Opere. Volume 1: Se questo è un uomo, La tregua, Storie naturali
    • Opere. Volume 2: Vizio di forma, Il sistema periodico, La chiave a stella, Pagine sparse 1946- 1980
    • Opere. Volume 3: Lilìt e altri racconti, Se non ora, quando?, Ad ora incerta, Altre poesie, L'altrui mestiere
    • Opere. Volume 4: Racconti e saggi, I sommersi e i salvati, Pagine sparse (1981-1987), La ricerca delle radici

Opere

  • Se questo è un uomo, Torino, De Silva, 1947; Torino, Einaudi, 1958; con postfazione di Cesare Segre, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-17655-2.
  • La tregua, Torino, Einaudi, 1963.
  • Storie naturali, come Damiano Malabaila e dal 1979 con il proprio nome, Torino, Einaudi, 1966.
  • Se questo è un uomo, versione drammatica di e con Pieralberto Marché, Torino, Einaudi, 1966.
  • Prefazione a Léon Poliakov, Auschwitz, Roma, Veutro, 1968.
  • Vizio di forma, Torino, Einaudi, 1971.
  • Prefazione a Joel König, Sfuggito alle reti del nazismo, Milano, Mursia, 1973.
  • Presentazione di Edith Bruck, Due stanze vuote, Padova, Marsilio, 1974.
  • Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 1975; con un'intervista all'autore a cura di Philip Roth, 2005. ISBN 88-06-17501-7.
  • L'osteria di Brema, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1975; poi in Ad ora incerta
  • Prefazione a Jacob Presser, La notte dei girondini, Milano, Adelphi, 1976.
  • La chiave a stella, Torino, Einaudi, 1978; n. ed. con postfazione di Corrado Stajano, 2006. ISBN 88-06-18164-5.
  • Prefazione a Luciano Caglioti, I due volti della chimica, Milano, Edizioni scientifiche e tecniche Mondadori, 1979.
  • Traduzione di Mary Douglas, I simboli naturali. Esplorazioni in cosmologia, Torino, Einaudi, 1979.
  • La ricerca delle radici. Antologia personale, Torino, Einaudi, 1981; con uno scritto di Italo Calvino e introduzione di Marco Belpoliti, 1997. ISBN 88-06-14393-X.
  • Lilít e altri racconti, Torino, Einaudi, 1981.
  • Se non ora, quando?, Torino, Einaudi, 1982. Premio Campiello.
  • Il processo di Franz Kafka nella traduzione di Primo Levi, Collana Scrittori tradotti da scrittori, Torino, Einaudi, 1983.
  • Traduzione di Claude Lévi-Strauss, Lo sguardo da lontano, Torino, Einaudi, 1984.
  • Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984; nuova ed. con L'osteria di Brema, 1998. ISBN 88-11-66913-8.
  • Dialogo, con Tullio Regge, Milano, Edizioni di Comunità, 1984; Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-17460-6.
  • Prefazione a Hermann Langbein, Uomini ad Auschwitz. Storia del più famigerato campo di sterminio nazista, Milano, Mursia, 1984. ISBN 88-425-1348-2.
  • L'altrui mestiere, Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-58024-8; con un articolo di Italo Calvino, 2006. ISBN 88-06-18515-2.
  • Prefazione a Rudolf Höß, Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico, Torino, Einaudi, 1985. ISBN 88-06-58347-6.
  • I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986. ISBN 88-06-59308-0; con prefazione di Tzvetan Todorov e postfazione di Walter Barberis, 2007. ISBN 978-88-06-18652-4.
  • L'ultimo Natale di guerra, Milano, Il triangolo rosso, 1986; Torino, Einaudi, 2000. ISBN 88-06-15393-5.
  • Prefazione a Anna Bravo e Daniele Jalla (a cura di), La vita offesa. Storia e memoria dei lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti, Milano, Franco Angeli, 1986. ISBN 88-204-2393-6.
  • Primo Levi per l'ANED, l'ANED per Primo Levi, Milano, Franco Angeli, 1997. ISBN 88-464-0197-2.
  • Conversazioni e interviste 1963-1987, Torino, Einaudi, 1997. ISBN 88-06-14348-4.
  • Le parole di un uomo. Incontro con Primo Levi, di Milvia Spadi, Roma, Di Renzo, 1997. ISBN 88-86044-64-X.
  • L'asimmetria e la vita. Articoli e saggi 1955-1987, Torino, Einaudi, 2002. ISBN 88-06-16050-8.
  • Tutti i racconti, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-17917-9. [Contiene: L'ultimo Natale di guerra, due racconti sparsi mai pubblicati in volume singolo, Il sistema periodico, Lilit e altri racconti, Vizio di forma, Storie naturali]
  • Il fabbricante di specchi. Racconti e saggi, Torino, La Stampa, 2007.
  • Ranocchi sulla luna e altri animali. A cura di Ernesto Ferrero, Collana Supercoralli, Einaudi, Torino, 2014, ISBN 978-88-06-22159-1.
  • Così fu Auschwitz. Testimonianze 1945-1986. Con Leonardo De Benedetti, a cura di Domenico Scarpa, Collana SuperET, Einaudi, Torino, 2015, ISBN 978-88-06-22497-4.

Primo Levi nella cultura di massa

Come personaggio, Primo Levi è protagonista di tre pellicole, basate sulle sue memorie autobiografiche in Se questo è un uomo e La tregua. Nei due film La tregua (1997) e nello spettacolo teatrale Primo (2005), a interpretare la figura dello scrittore torinese sono rispettivamente gli attori John Turturro (nel 1997) e Antony Sher (nel 2005). Nel documentario La strada di Levi (2006), che ripercorre a 60 anni di distanza l'itinerario descritto ne La tregua, Primo Levi è presente come voce recitante (interpretato da Umberto Orsini).

  • La tregua, regia di Francesco Rosi (1997)
  • Primo, regia di Robin Lough – film TV (2005)
  • La strada di Levi, regia di Davide Ferrario – documentario (2006)

Note

  1. Primo Levi. (27 settembre 2019). Wikipedia, L'enciclopedia libera. Tratto il 6 ottobre 2019, 16:51 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Primo_Levi&oldid=107944564.
  2. Si tratta de Il lungo viaggio di Primo Levi di Frediano Sessi (Marsilio) e Partigia. Una storia della Resistenza di Sergio Luzzatto (Mondadori). La polemica ha riguardato i giornalisti Gad Lerner, Paolo Mieli, Francesco Borgonovo, Edoardo Castagna e gli storici Giovanni De Luna, Guido Crainz, Guido Bonfiglioli, Alberto Cavaglion e verteva sull'opportunità di rivangare una vicenda definita dallo stesso Levi un "segreto brutto", dimenticato per oltre 38 anni, cioè l'esecuzione di due compagni partigiani da parte dei capi della banda per ruberie e grassazioni commesse dai due. Secondo la tesi di Luzzatto, all'esecuzione assistette probabilmente lo stesso Levi e la vicenda lo gettò in un profondo sconforto, togliendogli la voglia di combattere. Levi accennò a questo episodio solo in Oro, uno dei 21 racconti della raccolta Il sistema periodico (1975)
  3. Anna Baldini (2012), "La memoria italiana della Shoah (1944-2009)", in Atlante della letteratura italiana, Torino, Einaudi, Vol.3, pag. 758-763.
  4. Intervista televisiva a Primo Levi di Luigi Silori, RAI, L'Approdo, 1963
  5. Ferdinando Camon, Conversazione con Primo Levi.

Bibliografia

  • Franco Pappalardo La Rosa, Le mille monadi sigillate nei Lager, ne "L'Umanità", Roma, 10 luglio 1986.
  • Myriam Anissimov, Primo Levi o La tragedia di un ottimista, Baldini & Castoldi, 1999
  • Sophie Nezri-Dufour, Primo Levi: una memoria ebraica del Novecento, La Giuntina, Firenze 2002, ISBN 88-8057-154-0