Differenze tra le versioni di "Michela Zanarella"

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'''Michela Zanarella''' è nata a Cittadella (PD) il 1^ luglio del 1980.
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'''Michela Zanarella''' è nata a Cittadella (PD) il 1 luglio del 1980.
 
Vive e lavora a Roma.
 
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Versione delle 14:07, 2 giu 2020

Michela Zanarella

Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) il 1 luglio del 1980. Vive e lavora a Roma.

Premi (elenco parziale)

  • Premio Naji Naaman’s Literary Prizes 2016
  • Premio 13
  • Premio Global Youth Icon Award della Writer Capital Foundation
  • Premio Speciale Donna 2017
  • Premio Le Rosse Pergamene
  • Premio Speciale “Voci- Città di Roma”

Libri pubblicati

  • Credo, 2006
  • Risvegli, 2008
  • “Vita, infinito, paradisi”, 2009
  • “Convivendo con le nuvole”, 2009
  • “Sensualità”, 2011
  • “Meditazioni al femminile”, 2012
  • “L’estetica dell’oltre”, 2013
  • “Le identità del cielo”, 2013
  • Silloge “Imensele coincidente”, Romania, 2015
  • “Tragicamente rosso”, silloge contro la violenza, con incluso il monologo teatrale, ARTeMUSE, 2015
  • “Nuova identità", biografia della cantautrice Linda d
  • Il segreto”, 2015

Curatele[1]

  • Per PoetiKanten Edizioni ha curato con Lorenzo Spurio il volume “Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate”
  • per Progetto Cultura ha pubblicato il volume “Parole escluse” (2016)
  • “Le parole accanto” (2017) per Interno Poesia
  • “L’esigenza del silenzio” (2018) per Le Mezzelane
  • “Come erano i Ragazzi di vita”, una interpretazione dell’opera di Pier Paolo Pasolini, per EMUI, Euro Mediterranean University di Madrid (2018)

Intervista WikiPoesia[2]

(di Maria Luisa Dezi, giugno 2019)

  • Hai un curriculum impressionante! Ma tu come sei arrivata alla poesia?

Sono arrivata alla poesia in modo insolito, direi inaspettato. Ho iniziato a scrivere dopo essere sopravvissuta ad un tragico incidente stradale. Non avevo mai scritto poesie prima di allora, anche se sono sempre stata una discreta lettrice di libri. Sono passati tredici anni dalla mia prima pubblicazione. ‘Credo’ uscì nel 2006. Da allora non ho mai smesso di scrivere in versi. Mi rendo conto che la poesia mi ha dato belle soddisfazioni nel tempo, credo di avere ancora tanto da apprendere. Non si smette mai di crescere e per come sono fatta, ho sempre bisogno di stimoli nuovi. La mia poesia è senza meta.

  • Che cosa è la poesia per te?

La poesia è la dimensione ideale in cui sto bene con me stessa e raggiungo un equilibrio con il tempo, il cosmo e le cose. La considero un dono unico e raro, così come lo è la vita. Tutto ciò che mi sta intorno può diventare fonte di ispirazione: un’alba, un filo d’erba, una foglia che cade. La poesia è ovunque. Basta saperla riconoscere.

  • Ti hanno definito la poetessa delle immagini e dei sentimenti. Come nasce una tua poesia?

Le immagini sono essenziali. Per me la poesia deve nutrirsi di visioni, percezioni, intuizioni, suoni, silenzi. Anche i cinque sensi si devono manifestare. Non ho delle regole precise per scrivere una poesia. Quando sento che devo fermarmi a fissare qualcosa sul foglio, allora lascio che siano le parole a guidarmi. Scrivo spesso a penna in un quaderno. Poi ricopio al computer. E’ come se subissi una trasformazione. Devo essere in piena solitudine, in silenzio, senza nessuno intorno, in una dimensione ‘incontaminata’.

  • In quali momenti della giornata scrivi?

Non esiste un momento preciso. Può accadere di mattina presto o a tarda notte. E’ la poesia che sceglie. L’ispirazione non viene a comando. Capita, come le cose inaspettate della vita.

  • In che cosa credi?

Credo nella vita, nella sua bellezza e unicità. Credo nell’amore, quello fatto di ascolto, comprensione, rispetto e libertà. Credo nel bene universale per le cose e per l’umanità. Ecco, la poesia si nutre di quel bene a cui non posso rinunciare e si esprime tramite quel sentire che mi appartiene.

  • Che cosa ti emoziona?

Mi emoziona la luce che vedo ogni giorno appena apro gli occhi, l’aria che respiro, il cielo nella sua immensità, il mare limpido e infinito, le cime innevate dove ho passato la mia infanzia, la voce riservata di mia madre, lo sguardo protettivo di mio padre, un lampione illuminato nel buio della sera, il silenzio di chi amo, tutto ciò che mi crea stupore e meraviglia.

  • Ti hanno paragonata ad Alda Merini, che emozione ti crea questa cosa?

Credo sia un paragone eccessivo. Amo Alda Merini ed è sempre stata una poetessa che ho letto ed ammirato. Non ho avuto la fortuna di conoscerla, ma avrei tanto desiderato incontrarla. Mi onora, ovviamente, essere accostata ad una grande donna e poeta. Ci accomuna l’amore per la poesia, quel sentire fino in fondo la vita, tra luci ed ombre che si alternano. Ognuno ha una propria storia, una propria identità: a volte per strani incroci del destino, alcune cose coincidono.

  • Abiti nel quartiere di Monteverde a Roma per un motivo ben preciso, vero?
  • E anche questo dimostra il tuo amore per la poesia. Ce lo vuoi spiegare il motivo?

Sono arrivata a Monteverde per amore. E’ il quartiere dove è nato e cresciuto il mio compagno e in cui visse per più di dieci anni Pier Paolo Pasolini, tra i poeti che considero fondamentali nel mio percorso letterario. Qui ho avuto modo di conoscere i suoi ragazzi: sono diventata molto amica di Silvio Parrello, “er Pecetto” nel romanzo “Ragazzi di vita” edito da Garzanti nel 1955. E’ lui che mi ha fatto appassionare alle opere di Pasolini. Parlare con Silvio significa immergersi nella verità di quei tempi, significa nutrirsi delle parole di Pier Paolo. E’ come se Pasolini non se ne fosse mai andato, via Ozanam ancora oggi è tappezzata di sue immagini, le persone che lo hanno amato, non mancano mai di ricordarlo: era un uomo generoso che sapeva ascoltare chiunque. Abitare in questa zona significa avere il privilegio di nutrirsi quotidianamente di cultura, storia e bellezza.

  • Oltre a Pasolini, quali altri poeti e scrittori riescono a coinvolgerti?

Ci sono tanti poeti che amo: Giovanni Pascoli, Giacomo Leopardi, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Isabella Morra, Alda Merini, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Dino Campana, per citarne alcuni. Leggo spesso autori contemporanei, in particolare i giovani. Mi capita di confrontarmi con dei talenti che secondo me meriterebbero di avere maggiore visibilità, anche se sono consapevole che è davvero difficile ritagliarsi uno spazio in questo ambiente.

  • Di questi poeti che hai citato, qual è la poesia o quali sono le poesie che più ti hanno colpito?

La poesia che forse più mi ha colpito è ‘Ed è subito sera’ di Salvatore Quasimodo. In tre versi è riuscito a darci una visione concreta dell’esistenza: fugace e tormentata. Proprio il termine ‘ognuno’ rende la lirica universale, rivolta all’umanità. Prediligo l’essenzialità e non potevo che sceglierla tra le mie preferite.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera”

  • Poi c'è ancora Padova nel tuo cuore, la tua città natale.

Padova non manca mai. Ho scritto tante poesie per la mia terra. Le origini sono la traccia di ciò che siamo. Se siamo nati in un luogo piuttosto che in un altro, non è un caso. In noi ci sono i colori, gli umori, le verità delle strade che abbiamo calpestato, delle persone che abbiamo incontrato. Sono cresciuta a Campo San Martino, un piccolo borgo della provincia di Padova, nel cuore della pianura padana. La nebbia è l’elemento che più caratterizza queste zone e lo ricordo anche con un sottile velo di nostalgia.

  • Sei la Presidente della Rete Italiana per il dialogo Euro-mediterraneo, vero? Di che si tratta?

Da aprile 2018 sono Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-Mediterraneo,  un’associazione di promozione sociale che opera con la supervisione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), in collaborazione con le istituzioni pubbliche e private, gli organismi non governativi e della società civile nazionale. La Rete promuove il dialogo tra i popoli e gli Stati, in special modo nello spazio euro-mediterraneo e si propone di coinvolgere attivamente tutti i soci al fine di diventare network autorevole, grazie al contributo delle associazioni aderenti. Tra i membri c’è l’associazione Le Ragunanze che presiedo e che da ben 7 anni organizza il premio internazionale di poesia e narrativa omonimo, ricordando la figura di Cristina di Svezia, che ideò le ragunanze per la sua Arcadia. Inoltre, fa parte della rete anche EMUI EuroMed University, una piattaforma interuniversitaria di cui sono focal point per le relazioni internazionali. Ad ottobre 2019 in collaborazione con l’Accademia Reale di Spagna e l’Istituto Cervantes di Roma, realizzeremo il convegno “Pasolini e la cultura spagnola” con particolare riferimento a Rafael Alberti, poeta spagnolo che visse a Trastevere, molto amico di Pasolini.

  • Hai scritto la raccolta di poesie Sensualità- poesie d'amore d'amare. Di che cosa o di chi si innamora Michela?

E’ una raccolta che pubblicai nel 2011. Erano tutte poesie d’amore che raggruppai in una silloge. Credo sia stata la base per scrivere poi la mia raccolta successiva “Meditazioni al femminile”, che è stata poi tradotta in inglese per la casa editrice newyorkese Bordighera Press. Bella domanda…di chi m’innamoro…forse dovrei iniziare da me stessa, ma non sono ancora riuscita ad amarmi come vorrei. Amo però la vita e con essa tutto ciò che la comprende: luci, ombre, gioie, sofferenze. Credo di essermi innamorata poche volte, ma so che ho sempre messo tutta me stessa nei rapporti con le persone che ho amato. Sicuramente ho fatto degli errori, ma non ho rimpianti. Ho sempre fatto ciò che mi dettava il cuore.

  • Qual è la storia di Rumore nella polvere, invece?

E’ una poesia che scrissi tanto tempo fa. Con questa lirica partecipai ad un incontro per la Giornata della Memoria, organizzato dal regista e scrittore Vittorio Pavoncello. La Shoah mi ha sempre toccato profondamente ed il testo è nato in un momento particolare della mia esistenza: ho pensato che dovevo parlarne, dovevo tentare di farlo con l’unico strumento che possedevo: la poesia. “Questa terra somiglia/alle vene di un tramonto/costretto a brindare col male/e a tingersi il volto di nebbia”. Non volevo cadere nel banale, volevo che le persone leggendo vedessero ciò che descrivevo e sentissero tutto il dolore di quella tragedia inaudita.

  • Io personalmente la trovo bellissima e commovente. Siamo talmente assuefatti alle immagini dei campi di concentramento nazisti che ormai non ci procurano più nessun tipo di emozione e questo è pericoloso, ma questa poesia è veramente commovente e fa riflettere. E' questo il compito della poesia?

Sono particolarmente felice quando qualcuno leggendo si commuove o vive qualche emozione. La poesia è uno strumento di comunicazione importante, con enormi potenzialità: chi scrive in versi ha sicuramente una responsabilità. In poche parole deve saper trasmettere, fare centro, colpire. Il lettore dovrebbe avvicinarsi con una predisposizione all’ascolto. Perché la poesia non ha bisogno di distrazioni o superficialità.

  • Con questa poesia comunque fai capire anche che il poeta non è colui che vive in una Torre d'Avorio, ma si confronta con la realtà.

Il poeta vive nel suo tempo, ne fa parte. Deve per forza confrontarsi con ciò che gli è intorno. Non può restare indifferente. Dipende molto da cosa si vuole fare nella vita: scrivere per gioco o scrivere per sentire tutto sulla pelle e nelle vene.

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Collegamenti esterni

Note

  1. Il lavoro di chi si fa editore e commentatore di un testo.
  2. Intervista pubblicata anche da Giuliano Ladolfi Editore il 30 luglio 2019 http://www.ladolfieditore.it/index.php/it/homepage-ita/914-michela-zannarella-su-wikipoesia.html