Differenze tra le versioni di "Lorenzo Spurio"

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*[[Premio Letterario “Le Rosse Pergamene” per il Nuovo Umanesimo]] di Roma
 
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*[[Premio Letterario “Le Rosse Pergamene” per il Nuovo Umanesimo]] di Roma
 
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*[[Concorso Nazionale “Fotografando… pensieri e sussurri dell’anima”]] di Spadafora (ME)
 
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*[[Premio Lettere, Arte e Scienza per l'Area dello Stretto Dott. Domenico Smorto]]  
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*[[Premio di Poesia “Lea e Franco Silvestri”]] di Brittoli (PE)
 
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*[[Premio Internazionale di Poesia Léopold Sédar Senghor]]
 
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==Libri==
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==Libri di poesia==
  
 
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*<span class="s1"></span>''Pareidolia'', The Writer, Marano Principato, 2018
 
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==Curatele==
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*<span class="s1"></span>''Memorial Pablo Neruda. Ricordando il poeta a quaranta anni dalla sua morte,'' TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013
 
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* ''Ritorno ad Ancona e altre storie'', Lettere Animate, Martina Franca, 2012
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* ''La cucina arancione'', TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013
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* ''Apologia del perduto. Reductio ad absurdum'', Arpeggio Libero, Lodi, 2014
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* ''L’opossum nell’armadio'', PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015
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* ''Le due valigie e altri racconti'', Waugh, Viterbo, 2018
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==Intervista di WikiPoesia==
 
==Intervista di WikiPoesia==
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a cura di Maria Luisa Dezi (agosto 2019)
 
a cura di Maria Luisa Dezi (agosto 2019)
  

Versione delle 17:47, 1 feb 2020

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985.

Poeta, scrittore e critico letterario, ha pubblicato tre raccolte di racconti brevi e vari saggi in volume. Tra i più recenti Cattivi dentro. Dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera (2018 – Vincitore Premio Casentino); si è occupato anche di letteratura della sua Regione con la curatela dell’antologia in due volumi Convivio in versi. Mappatura della poesia marchigiana (2016) e i saggi Scritti marchigiani (2017) e La giovane poesia marchigiana (2019). Numerosi i saggi sulla letteratura – prevalentemente straniera – comparsi in rete, su riviste e opere collettane, tra cui quelli dedicati a Federico Garcia Lorca del quale è grande studioso e tiene, sul territorio nazionale, incontri dedicati di letture e conferenze.

Ha ideato nel 2011 la rivista aperiodica di letteratura online “Euterpe” e fondato il Premio Nazionale di Poesia "L'arte in versi". Figura in qualità di giurato in numerosi premi letterari nazionali e non tra cui il “Città di Chieti” e il “Città di Porto Recanati – Premio Speciale Renato Pigliacampo”.

Ha collaborato e collabora con le riviste "Il Mangiaparole", "Xenia", "Oceano News", "L’area di Broca", "Diwali", "Lumie di Sicilia", "Dedalus", "El Ghibli", "La Macchina sognante", "Oubliette Magazine".

Sulla sua produzione letteraria si sono esposti, tra gli altri, Giorgio Barberi Squarotti, Pietro Civitareale, Dante Maffia, Cinzia Demi, Corrado Calabrò, Nazario Pardini, Ninnj Di Stefano Busà, Guido Oldani.


Premi (elenco parziale)

Anno 2015

Anno 2016

Anno 2017

Anno 2018

Anno 2019

Libri di poesia

  • Neoplasie civili, Agemina, Firenze, 2014
  • Le acque depresse, in I grilli del Parnaso, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • La testa tra le mani, Ass. Sena Nova, Senigallia, 2016
  • Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell'assenza per Federico García Lorca, PoeitKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • Pareidolia, The Writer, Marano Principato, 2018

Curatele di poesia

  • Memorial Pablo Neruda. Ricordando il poeta a quaranta anni dalla sua morte, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013
  • Disagio psichico e sociale. Raccolta tematica reading Palermo 2013, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2014
  • Disagio psichico e sociale. Raccolta tematica reading San Benedetto del Tronto 12-10-2013, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2014
  • Disagio & letteratura. Raccolta tematica del reading poetico Firenze 15-02-2014, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2014
  • Tutti siamo l’Isola. Emergenza Sardegna, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2014
  • Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015
  • Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano, Agemina, Firenze, 2015
  • Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana, voll.2, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • Nella sera che cala sul litorale. Percorso antologico nella poesia del Guerriero del Silenzio, Renato Pigliacampo, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • Stile Euterpe vol. 2 - Aldo Palazzeschi, il crepuscolare, l’avanguardista, l’ironico, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016
  • Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti, Ass. Culturale Euterpe, Jesi, 2017 (progetto benefico)
  • Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni, The Writer, Marano Principato, 2017
  • Sicilia, viaggio in versi, Ass. Culturale Euterpe, Jesi, 2019


Libri di narrativa (raccolte di racconti)

  • Ritorno ad Ancona e altre storie, Lettere Animate, Martina Franca, 2012
  • La cucina arancione, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013
  • Apologia del perduto. Reductio ad absurdum, Arpeggio Libero, Lodi, 2014
  • L’opossum nell’armadio, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015
  • Le due valigie e altri racconti, Waugh, Viterbo, 2018


Intervista di WikiPoesia

a cura di Maria Luisa Dezi (agosto 2019)


1. Sei uno scrittore, un poeta ed un critico letterario. Hai, a quanto pare, la scrittura nel sangue. Sei, poi, laureato anche in Lingue e Letterature Moderne. La poesia, però, arriva più tardi nella tua vita, nel 2013, con Neoplasie Civili. Come mai sei passato alla poesia?

Ho cominciato a leggere con assiduità e interesse la poesia durante il periodo universitario, circa una decina di anni fa, e da allora non ho più smesso. Alcuni autori li ho scoperti proprio grazie ad alcuni corsi monografici che venivano proposti, altri li trovai da solo, per riflesso, ripercorrendo citazioni, approfondendo qualche fase letteraria e così via. Questo per dire che mi ha sempre attratto la poesia, compreso quella di autori contemporanei, più o meno esordienti, che ho letto con curiosità negli anni spesso anche recensendo o stilando prefazioni. Non avevo mai concepito la poesia come qualcosa da poter scrivere, da produrre, l’avevo concepita sempre come un testo d’altri da leggere, semmai commentare, rileggere, approfondire in termini critici. Un doloroso fatto di cronaca nel maggio 2013, appreso dalla televisione (uno dei tanti casi di femminicidio)[1], mi portò a uno strano miscuglio di commozione e disgusto che, in maniera automatica, mi venne da scrivere dei versi. Non avevo in mente nulla di particolare, non sapevo dove sarei andato a parare. Non era complicato (razionalmente) come il cercare di orchestrare una narrazione, il tutto veniva fluido e diretto. Forse era stata una forma di elaborazione di quella situazione fastidiosa provata dinanzi alla notizia. Nacque così la poesia “Ritornato sei” che, per chi vorrà leggerla, non farà difficoltà a individuare anche la durezza di un certo linguaggio a voler rimarcare lo stato di desolazione. Da quella poesia poi ne nacquero altre, in maniera altrettanto automatica, nevralgica, come un atto di necessità: scriverla perché non potevo non scriverla. Alcune sono finite nei libri, altri in antologie, altre sono tutt’ora inedite.

2. Essere scrittore ti ha influenzato come poeta?

Non sono in grado di dire se il fatto di essere scrittore mi abbia influenzato come poeta. Sebbene prosa e poesia appartengono, quali sorelle (non gemelle) alla famiglia della letteratura, le ho concepite sempre in maniera distanziate, come due mondi con loro caratteristiche e finalità (sebbene abbia letto e apprezzato autori con le loro peculiari “prose poetiche”) sicché - e credo sia una cosa curiosa – se nel periodo che scrissi racconti non avevo mai scritto una poesia, si avverò anche il contrario ovvero, dal momento in cui iniziai a produrre poeticamente risultai demotivato e infertile in prosa: non scrissi più un racconto da allora. Questo non significa che in futuro non possa ritornare alla prosa, questo mondo è così particolare che non si può pronosticare. Scrivere poesia equivale al voler dire qualcosa che non si può tacere, come diceva Pessoa. Questa “chiamata” può essere frequente o meno, si può scrivere tre poesie in un giorno o una ogni sei mesi. Non è una letteratura quantitativa la poesia, dove il più è dato proprio dal non detto.

3. Di che cosa parla Neoplasie civili? E come mai questo titolo così evocativo di brutti mali?

Avevo raccolto in una silloge una serie di liriche tra cui quelle dedicate alla rivoluzione ucraina, all’immigrazione, alla violenza minorile, al fenomeno del disboscamento massiccio, etc. e le avevo presentate a uno dei primi concorsi letterari ai quali partecipai. Vinsi il Premio Letterario “Pablo Neruda” di Firenze con diritto di stampa del volume: nacque così Neoplasie civili. Il titolo, che nel linguaggio duro e impietoso, può sembrare poco incline alla poesia, aveva l’intenzione di abbracciare le tante aberrazioni e iniquità trattate o alluse nelle varie poesie: guerre, fondamentalismi, mancanza di libertà, violenza sulle donne e tanto altro. L’intenzione era dunque quella di rimarcare, già dal titolo che è una sorta di “biglietto da visita” del libro, l’approccio adoperato (la deplorazione con conseguente non conformità al pensiero dominante, sciatto e disilluso) e l’intenzione (la denuncia). Fui contento della pubblicazione, ancor più per il dedicatario del premio che vinsi, il grande poeta cileno, poeta comprometido, che nella sua vita tanto si impegnò in termini umani, sociali e letterari per battersi contro le iniquità. Con l’occasione ripescai il Canto General e ne apprezzai ancora una volta i versi così precisi, ricchi di tanto dire e di una passione smisurata verso la vita. La denuncia – infatti – nasceva proprio dal suo grande amore per il mondo e dal senso di dolore provato dinanzi alla asperità e ai drammi dell’uomo causati non dalla natura onnipotente, ma da propri simili insensibili e spavaldi.

4. Poi nella tua vita entra Federico García Lorca, il grande poeta spagnolo. Che cosa ti affascina di questo poeta?

Sono contento di questa domanda che mi dà l’occasione di dire varie cose. Cercherò di farlo in maniera sintetica per non abusare della disponibilità di questo spazio. All’università, durante un corso di letteratura spagnola, approfondimmo la generazione del ‘27, della quale fecero parte tra gli altri – oltre che Federico – i grandi Pedro Salinas e Rafael Alberti e conobbi meglio il suo percorso umano e letterario. Ne rimassi letteralmente colpito dalla sua tragica fine e dal clima di violenza psicologica e sociale alla quale era stato sottoposto per mesi. A fasi alterne lessi la sua intera opera, soffermandomi in maniera particolare sul celebre Llanto por Ignacio Sánchez Mejías e la produzione drammaturgica. Trovo fenomenali – è un peccato che sia conosciuto prevalentemente come poeta – i suoi drammi rurali: testi potenti dove si nota l’intensità dei sentimenti che l’autore aveva di certo, a qualche altezza, provato direttamente in prima persona. A lui ho dedicato saggi usciti su varie riviste, tra cui uno dedicato all’universo femminile nel suo teatro[2], un altro teso a indagare – sulla scorta di una documentazione cronachistica tratta dalla stampa spagnola – le varie ipotesi sulla sua fine, seppellimento e trafugo dei suoi resti[3]. Al suo teatro ho dedicato mesi di tempo per approfondire le sue opere e questo ha dato luogo a una raccolta di saggi in un volume che porta la preziosa nota di prefazione del prof. Gabriele Morelli (Università di Bergamo), noto ispanista, volume ancora inedito. Dedicai a lui – percependolo non tanto come un intellettuale distante nel tempo e nello spazio, ma come una presenza amica e sicura – una prima poesia, “Nella magnolia”, che si aggiudicò il 1°Premio Assoluto al Premio Letterario “Città di Ancona” nel 2016. L’opera, che poi sarebbe stata tradotta anche in spagnolo – grazie alla collaborazione di Elisabetta Bagli – figura assieme a un’altra decina di testi a lui dedicati e/o ispirati in una plaquette poetica che decisi di pubblicare nel corso dello stesso anno per i tipi di PoetiKanten Edizioni. Del poeta mi ha sempre affascinato il suo amore per la provincia andalusa, le sue descrizioni struggenti, la sinergia amorosa con i familiari (e soprattutto con i fratelli), l’esaltazione del mito delle acque, la simbologia misteriosa della luna, del cavallo, del coltello, i personaggi drammatici di Adela e Yerma che esprimono disperazione e voglia di reagire. Mi ha sempre incuriosito quanto F. fosse un artista poliedrico: poeta, saggista (scrisse e tenne numerose conferenze!), disegnatore, musicista, drammaturgo e – cosa poco nota – sceneggiatore (preparò un corto surrealista dal titolo Viaggio sulla luna). In Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l´assenza di Federico García Lorca, pubblicato nella circostanza degli ottanta anni dalla sua morte, oltre agli undici miei testi inediti interamente dedicati al percorso lorchiano, ci sono una nota di lettura del prof. Nazario Pardini, un lungo saggio sul tema della morte nella corrida a firma di Valentina Meloni, un commento del poeta e giurista Corrado Calabrò nonché raffigurazioni a china del Maestro Franco Carrarelli di Avellino, in arte “l’Irpino”. Questo amore verso F. mi ha dato l’occasione di tenere eventi a lui dedicati, di approfondimento, quali conferenze, letture e altro; l’interesse verso la sua insuperabile e poliedrica produzione letteraria non è mai domo dal momento che sono attualmente aperti alcuni progetti condivisi con altri autori, di cui uno dovrebbe portare alla pubblicazione di una collettanea di opere – saggi e poesie – a lui dedicati. Dante Maffia, recensendo la plaquette e respirando tanto sincero amore verso F. mi ha definito “suo fratello”. Ed in effetti è ancor più di un’amicizia speciale quella che ci unisce, difficilmente connotabile con altri termini.

5.Le tue opere sono intriganti già dai loro titoli: Le acque depresse, Pareidolia. Che cosa significa Pareidolia e di cosa tratta?

Ti ringrazio per tale considerazione; in molti – tra poeti e pubblico di varia estrazione – non hanno mancato di osservare nel tempo la mia predilezione verso un lessico non sempre usuale ma di chiaro impatto e che denota una grande ricercatezza e precisione. Il termine pareidolia, che è il titolo del mio ultimo lavoro, è di tradizione greca e sta a significare, letteralmente, “vedere oltre” o “al di là dell’immagine”. Si tratta di quel fenomeno comune e automatico che può riguardare ciascuno di noi e che si realizza a livello visivo-mnemonico quando, osservano un possibile oggetto o forma, il nostro cervello, per associazioni di immagini, esperienza pregressa e fattori psicologici (Gestalt) è portato a vedere in esso qualcosa che in realtà non c’è. Gli esempi più semplici e ricorrenti possono essere quando nella forma di una nuvola vediamo una barca o un cavallo, o quando in una pozzanghera ci sembra di scorgere un volto. Questo è il significato del termine che ho voluto richiamare nella mia opera a intendere volutamente circostanze di ambiguità (all’interno c’è una citazione di Ovidio in cui parla di Tiresia) e d’indefinitezza, situazioni curiose ma enigmatiche[4] non risolvibili in maniera univoca o diretta. Un procedimento che, se vogliamo, trova nutrimento – in parte – in un sostrato di ermetismo inteso in senso ampio. La realtà non viene mai descritta per come effettivamente è ma per come potrebbe essere o rimandare ad altro, in un circuito di possibili diramazioni, ombre, atteggiamenti, incongruenze. C’è un mistero che aleggia attorno a queste visioni pareidolitiche; devo confessare anche che nutro un certo fascino per la scrittura asemica di cui lessi in quel periodo più o meno un saggio di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula, nel quale, a proposito della “pareidolia” si può leggere: “è significativo […] osservare come l’occhio umano riesca addirittura a individuare rappresentazioni in formazioni casuali. Si guarda su. Si cerca dentro. Si parla di. Pareidolia. Quando elementi noti s’individuano laddove non c’è a monte volontà di rappresentazione alcuna”[5]. Si vede altro ma si vede – spesso – anche rispecchiamenti di se stesso, ed è un percorso prevalentemente interiore ma che ha a che vedere, soprattutto nelle sezioni di chiara denuncia civile, con il mondo di fuori, ciò che perdura e accade e come viene vissuto.

Pareidolia, pubblicato in una prima edizione dai tipi di The Writer di Marano Principato (CS) a inizio 2018 con prefazione di Michela Zanarella e una nota di approfondimento del poeta e docente emerito di letteratura prof. Nazario Pardini si compone di varie sezioni interne contraddistinte da questi comparti interni: “Affossamenti” (nel quale l’unicum diviene l’acqua quale mezzo periglioso di spostamenti e sciagure ma anche metafora di penuria e abbandono), “Ecchimosi” (racchiude momenti di urto e vendetta, lotta e ferita: sono i segni distinguibili di un passato traumatico), “Dedicatio” (raccoglie poesie e colloqui con poeti più o meno celebri da me letti, approfonditi e significativi per il mio percorso culturale: Antonia Pozzi, Alda Merini, Federico García Lorca, Amelia Rosselli,  Alfonsina Storni e i contemporanei Gian Mario Maulo, Renato Pigliacampo e Julio Monteiro Martins) e “Pareidolia” (visioni e colloqui con l’assenza, riflessioni sull’esistenza, elucubrazioni e osservazioni del mondo interiore, campo di inquietudini.

6. Le acque depresse, invece, di che cosa tratta?

Assieme agli amici poeti palermitani Luigi Pio Carmina ed Emanuele Marcuccio e il poeta fiorentino Iuri Lombardi (nonché responsabile-editore del marchio PoetiKanten Edizioni) ci era parsa una cosa interessante poter pubblicare un volume poetico a più mani contenente per ciascuno di noi una breve silloge poetica attorno a un tema o un possibile concetto. Il volume, che venne pubblicato nel corso del 2016 con il titolo curioso di I grilli del Parnaso. Alterne stratificazioni poetiche, vedeva così al suo interno la mia micro-silloge Le acque depresse. La gran parte dei testi erano già editi in Neoplasie civili (2014) salvo alcune liriche. Tema dominante della suite era l’acqua nelle sue varie forme e derivazioni, anche concettuali e metaforiche, con chiaro riferimento a T.S. Eliot e centrando, in particolar modo, i motivi del naufragio e della fuga per mare, della navigazione scapestrata a seguito di una fuga dal proprio paese. Lì venne pubblicata, tra le altre, la lunga poesia “Sacchi neri” con il sottotitolo di “Carme lento”, scaturita dinanzi alle impressionanti immagini dell’ennesima sciagura per mare dove l’Europa, se consideriamo che il fenomeno è ancora endemico oggigiorno, non seppe reagire nel modo più idoneo e concreto. Di questo lavoro mi piace ricordare anche la presenza di una breve ma puntuale nota di accompagnamento della poetessa bolognese Pina Piccolo.

7. Sei, poi, il fondatore ed il presidente del Premio Nazionale di Poesia "L'arte in versi" giunto alla sua VIII edizione. Perché nasce questo premio?

Questo premio di poesia è nato nel 2011 quando al tempo collaboravo con alcuni poeti fiorentini; infatti le prime edizioni hanno visto quale scenario di premiazione proprio il capoluogo toscano. Si tratta di un premio che è nato dal basso e con pochi mezzi ma che nel giro di alcuni anni ha saputo evolversi e occupare un giusto spazio tra le competizioni più affermate e riconosciute nel panorama nazionale. Ricordo che la prima edizione non ebbe neppure una vera e propria premiazione ma in quella circostanza raccogliemmo i testi che la giuria aveva considerato di alta qualità in un’antologia che presentammo poi alla Biblioteca di Villa Bandini di Firenze e qualche mese più tardi nel Complesso dello Steri, all’Università degli Studi di Palermo. Pian piano il premio è cresciuto e ha visto nel corso delle varie edizioni l’inserimento di vari membri di giuria, tra poeti, critici e giornalisti, appartenenti a ciascuna regione italiana. È stato poi accolto, quale progetto letterario, in seno alle iniziative dell’Associazione Culturale PoetiKanten (ora estintasi) di Sesto Fiorentino (FI) che – ufficialmente – lo ha bandito per tre edizioni (anni 2013-2015). Volendo dare un ulteriore segno che ne permettesse la crescita decisi, dopo la terza edizione, di trasferirlo (quale sede di premiazione) nella città di Jesi (AN) dove vivo. Dal 2016, anno di fondazione dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi di cui sono presidente, esso ha trovato la sua collocazione più giusta all’interno della vasta famiglia di iniziative di questa Associazione che annualmente lo bandisce, con il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi (quest’anno, la ottava edizione, si sono aggiunti anche i patrocini dei limitrofi Comuni di Ancona e Senigallia), lo organizza e ne segue ogni fase sino alla cerimonia di premiazione che ha sede nella Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi nel mese di novembre. Nel corso delle edizioni ha visto un continuo crescere di partecipazioni da ogni parte d’Italia e anche dall’estero al punto tale che si è deciso di inserire anche altre sezioni di riferimento, oltre alle canoniche presenti dall’inizio relative alla poesia in italiano e alla poesia in dialetto, ovvero la poesia in lingua straniera, lo haiku, la video-poesia, il libro edito di poesia e la sezione che spesso non trova accoglimento nei concorsi ma che reputiamo importante, ovvero quella della critica letteraria su testi poetici. Questo premio chiama a raccolta annualmente un gran numero di intellettuali del Belpaese che, durante la cerimonia di premiazione alla presenza di una qualificata Giuria presieduta dalla poetessa Michela Zanarella (dall’anno 2018)[6], attribuisce anche Premi Speciali fuori concorso a esponenti di spicco del panorama nazionale e non solo. “Alla Carriera” sono stati premiati, tra gli altri, i poeti Dante Maffia, Donatella Bisutti e Anna Santoliquido mentre premi “Alla Memoria” sono stati attribuiti alla messinese Maria Costa, ai marchigiani Gian Mario Maulo e Novella Torregiani, alla calabrese Giusi Verbaro Cipollina, al molisano Amerigo Iannacone, al milanese Alessandro Miano e altri ancora. Premi che intendono sottolineare l’importanza – non solo nei loro contesti regionali – di poeti e intellettuali che molto hanno dato in termini d’impegno culturale e di produzione letteraria e critica alla nostra nazione. Per l’edizione di quest’anno attualmente la Giuria è in fase di lettura e valutazione delle tante opere giunte. Il verbale di Giuria con la graduatoria finale e l’indicazione dei Premi Speciali attribuiti verrà reso noto nel mese di settembre.


Collegamenti esterni

Note

  1. L’uccisione della giovane Fabiana Luzzi avvenuta a Corigliano Calabro nel maggio 2013 con una dinamica rabbrividente solo a pensarci che ha portato la giovane ad essere arsa viva.   
  2. Lorenzo Spurio, “Donne che lottano. Del civile nel teatro lorchiano”, La Macchina Sognante, n°2, Marzo 2016.   
  3. Lorenzo Spurio, “Un nardo reciso. Le ultime ore di vita di Federico e il lutto della poesia” in Antonio Melillo, Giancarlo Micheli, La memoria, Ladolfi, Borgomanero, 2016.   
  4. “L’enigma è il legame tra le immagini, ciò che sta tra di loro, il loro rispecchiarsi ed infrangersi […] Le immagini non si eludono né escludono, non c’è distanza tra di loro”, in Kiki Franceschi, “Appunti per una poetica asemica”, in Francesco Aprile, Cristiano Caggiula, Asemic Writing: dalla scrittura allo scrivere, dalla parola al segno, autopubblicazione, 2018, p.77.   
  5. Giovanni Fontana, “Asemic?” in Francesco Aprile, Cristiano Caggiula, Op. Cit., p.72.
  6. Precedenti Presidenti di Giuria del Premio sono stati la poetessa fiorentina Marzia Carocci negli anni 2012-2014 e a seguire la scrittrice e recensionista Susanna Polimanti negli anni 2015-2017.